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PARAFRASI SOLO E PENSOSO I PIÙ DESERTI CAMPI (FRANCESCO PETRARCA)
Mi aggiro solo e pensieroso, misurando con andatura lenta ed esitante i campi più deserti; e volgo
intorno gli occhi, attenti a sfuggire quei luoghi dove orme di uomini non segnino la rena. Non trovo altro riparo che mi protegga dalla chiara consapevolezza che tutti, al vedermi, hanno del mio stato; poiché nei miei atti privi di vivacità e di allegria si legge chiaramente come io internamente arda d’amore: per cui io credo ormai che monti e spiagge e fiumi e foreste sappiano di che natura è la mia vita intima, che è nascosta agli altri. Ma tuttavia non riesco a trovare vie tanto aspre e selvagge che Amore non mi raggiunga e non mi costringa a ragionare con lui.

ANALISI DEL TESTO
Il sonetto "Solo et pensoso i più deserti campi" è una delle poesie più famose di Francesco Petrarca, poeta italiano del Trecento, periodo di passaggio tra Medioevo ed età moderna; questa lirica è tratta dal "Rerum volgarium fragmenta", meglio conosciuto come "Rime sparse" o "Canzoniere", opera in volgare alla cui compilazione Petrarca dedicò tutta la vita (1335-1374), con continui rimaneggiamenti, che diede origine al "petrarchismo", fenomeno di imitazione della poesia volgare di Petrarca che gli diede successo e che continua a farlo oggi. Questa lirica racchiude tutto il travaglio interiore che affligge il poeta, costretto ad allontanarsi dalla gente per non far vedere agli altri il suo problema amoroso, e da qui il titolo della poesia, che ne sintetizza il senso: Petrarca,per tenere nascosto il segreto che cela dentro di sé agli altri, fugge in campi deserti, dove può distrarsi in colloqui immaginari con Amore. Come tutti i sonetti, questa lirica è suddivisa in quattro parti: due quartine e due terzine, ognuna tematicamente conclusa. Il tema del testo è la solitudine, dovuta all'amore per una donna, amore che lo porta a fuggire dal resto della società.
Il registro stilistico è alto, in quanto l'autore sintetizza insieme un lessico raffinato con un lessico usuale. Vi sono alcune figure retoriche, come il chiasmo nell'ultima parte del testo, in cui viene invertito l'ordine delle parole (ragionando con meco, et io co llui) e la dittologia sinonimica, consistente nell'usare due termini di significato simile (solo et pensoso). Il genere di questo sonetto è la lirica. Nel testo prevale la paratassi ed il livello fonico è abbastanza articolato: vi è infatti la rima incrociata nelle prime due quartine, la rima ripetuta nelle due terzine. I versi sono endecasillabi. 
 


Comments

02/15/2013 06:07

ciao beby

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ehi
02/25/2014 13:23

ahahahahahahahahah

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