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La domesticazione del cammello fu un evento decisivo per la sopravvivenza delle genti nomadi che gravitavano intorno alle zone desertiche dell’Africa e dell’Asia.
Nei deserti caldi e sabbiosi vive il dromedario, provvisto di una sola gobba, mentre le montagne e i deserti freddi sono l’habitat del cammello a due gobbe, detto anche <<battriano>> dal nome della sua regione d’origine, la Battriana, corrispondente in parte al territorio dell’odierno Afghanistan.
Cammello e dromedario sono accomunati da alcune doti eccezionali: forza, resistenza, adattabilità alle condizioni ambientali più estreme. Possono trasportare carichi di oltre 400 chili per decine di chilometri al giorno e resistere due o tre giorni senza bere.
Con le sue zampe provviste di un cuscinetto plantare convesso e tondeggiante, il dromedario è particolarmente adatto per i terreni sabbiosi, mentre il cammello, dagli arti più corti e robusti, è maggiormente versato per terreni duri e impervi; il suo folto mantello lanoso gli consente inoltre di affrontare climi freddi.
Culture lontane, che da sempre si erano ignorate, entrarono per la prima volta in rapporto. Furono gradualmente aperte le interminabili piste desertiche per le carovane, e lungo di esse furono <<costruite>> le oasi, che per i beduini erano come i porti per i marinai.
Dromedari e cammelli non erano soltanto animali da soma: la loro forza e la loro docilità li rendeva adatti anche ai lavori agricoli. La notevole velocità faceva del dromedario un animale prezioso nella guerra e nelle razzie abitualmente praticate dalle tribù beduine.
L’utilità di questi animali non finiva qui. Il loro latte era ricco di proteine, le loro carni gustose, il loro pelo adatto per farne tessuti morbidi e resistenti, la loro pelle ideale per il cuoio. E il loro sangue era l’estrema risorsa di un beduino che stava per morire di sete.
Con una sola carovana venivano trasferite grandissime quantità di beni pregiati: una carovana di 3000 cammelli, ognuno dei quali trasportava un carico di 400 chili, spostava complessivamente 1200 tonnellate di merci; il che, nel XIII secolo, corrispondeva grosso modo al carico di otto navi mercantili. 
 


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