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Che cosa sono?
Da tempo immemorabile, la modernizzazione industriale di un Paese è stata ancorata da molti economisti alla presenza e allo sviluppo delle grandi imprese: capaci di competere sui mercati internazionali, con assetti organizzativi e manageriali adeguati e risorse finanziarie cospicue. In questo scenario, le piccole imprese industriali venivano relegate a comparse, quasi oggetti da archeologia industriale, incapaci di reggere la crescente concorrenza a livello mondiale.
Ma non sempre la storia è andata in questa direzione. Oggi, specie nel nostro Paese, le piccole imprese non sono affatto scomparse. Anzi, in molti fattori manifatturieri rilevanti per l’economia si sono rafforzate sino a competere efficacemente con grandi concorrenti, anche a livello internazionale.
La caratteristica di queste piccole imprese è che sono localizzate nelle medesime aree geografiche. Dunque, una città e pochi centri minori contigui costituiscono aree a forte specializzazione settoriale, dove si concentrano numerose piccole imprese, ognuna impegnata a svolgere efficientemente una certa fase di lavorazione. Tante imprese insieme, nella stessa area, come se fossero un’unica grande impresa: ecco il segreto e la forza delle piccole imprese localizzate nei distretti industriali. In Italia i distretti industriali sono localizzati prevalentemente nelle regioni del Centro e del Nord-Est, mentre nelle altre aree prevalgono modelli produttivi legati alla grande impresa oppure aree “miste”.
 
L’INFLAZIONE 06/10/2011
 
- Si definisce inflazione la tendenza a un continuo aumento del livello generale dei prezzi dei beni e servizi con conseguente diminuzione del potere di acquisto della moneta;
- per avere inflazione devono aumentare tutti i prezzi (prezzi assoluti) non si può avere se si modificano solo quelli relativi;
- aumento dei prezzi (P) = riduzione valore della moneta inteso come valore di acquisto (Vm): Vm=1/P;
- la diminuzione generale dei prezzi si chiama deflazione.

MISURA E INTENSITÀ DELL’INFLAZIONE 
- L’inflazione si misura con un numero indice del livello generale dei prezzi assoluti;
- tipi di indice: indice dei prezzi all’ingrosso (si considerano beni e servizi scambiati tra aziende), indici di consumo si dividono in 3 tipi: indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) beni scambiati tra famiglie e imprese, indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) beni acquistati dalla famiglia di un lavoratore dipendente non agricolo, indice armonizzato europeo (IPCA) introdotto per disporre di una misura dell’inflazione comparabile a livello europeo;
intensità diverse di inflazione: strisciante (lieve ma continuo slittamento del potere di acquisto della moneta provocato dall’aumento del livello generale dei prezzi fino al 5% annuo), galoppante (processo inflazionistico violento e con ritmo vertiginoso, aumento del livello generale dei prezzi fino al 20% annuo), iperinflazione (aumento del livello generale dei prezzi oltre il 20% annuo).

CAUSE DELL’INFLAZIONE 
- Tipi di inflazioni con le loro principali cause:
- inflazione da costi cause: dalla crescita dei costi dei fattori produttivi, da squilibri settoriali, dall’aumento degli interessi, dalla scarsa capacità produttiva, dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dall’inflazione fiscale (aumento delle imposte indirette ad esempio l’IVA);
inflazione da domanda cause: dall’incremento della richiesta di beni (spiegato da Keynes con il vuoto inflazionistico);
inflazione da cause monetarie: secondo i monetaristi l’inflazione dipende dalla quantità di moneta in circolazione responsabili di questo sarebbero quindi le autorità monetarie;
inflazione da aspettative: causata dalle aspettative degli operai economici.

EFFETTI DELL’INFLAZIONE 
- Produce conseguenze sulla distribuzione del reddito che colpisce soprattutto chi riceve redditi fissi che vede diminuire non il reddito nominale in quanto percepiscono la stessa quantità di stipendio ma il reddito reale vale a dire il suo potere di acquisto che diminuisce;
- per rimediare sono stati adottati nel tempo vari metodi di indicizzazione che consistono nell’aumento del reddito nominale in modo da mantenere invariato il potere di acquisto;
- però questo provoca la reazione degli imprenditori che dovranno aumentare ancora di più i prezzi del prodotto in modo da dare una nuova spinta inflazionistica. Questo processo viene chiamato spirale salari-prezzi-salari;
- l’inflazione ha effetti anche nei rapporti obbligatori perché agevola il debitore che restituirà la stessa quantità di moneta prestata ma con un valore minore e danneggia il creditore perché riceverà la stessa moneta prestata con un inferiore valore. Per far fronte a questo si cerca di inserire nei contratti clausole che mantengono inalterato il valore del credito;
- gli effetti dell’inflazione sulla produzione nel breve periodo non subisce conseguenze negative anzi ne riceve di positive perché i beni prodotti con un i costi precedenti all’inflazione quando verranno venduti dopo avranno un prezzo maggiore inoltre potranno rimborsare i debiti più facilmente con i maggiori introiti che hanno avuto, realizzano così una rendita d’inflazione;
- nel periodo dell’inflazione si favorisce l’accumulazione di scorte e l’attività speculativa;
- gli effetti sui consumi: riduzione dei consumi sotto l’aspetto quantitativo e qualitativo;
- nei rapporti commerciali internazionali l’inflazione provoca un incremento delle importazioni e un calo delle esportazioni;
- infine l’inflazione fa crescere la spesa pubblica.

INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE LA CURVA DI PHILLIPS
- Mette in relazione la variazione dei salari monetari (asse delle y) e il tasso di disoccupazione (asse delle x);
disoccupazione alta = variazione dei salari bassa;
tasso di disoccupazione basso = variazione dei salari alta;
- la stabilità dei salari si ha nel punto dove la curva tocca l’asse delle x;
- quando il tasso di disoccupazione supera questo punto la variazione dei salari assume valori negativi cioè si riduce;
- dallo studio della curva si ricava una relazione inversa tra il tasso di variazione dei salari e la disoccupazione;
- le critiche a questa curva furono l’instabilità di essa e quando si aveva un aumento sia della disoccupazione e dell’inflazione si aveva un fenomeno opposto a quella spiegato da Phillips;
- secondo i monetaristi non esisteva una relazione tra disoccupazione e dinamica salariale nel lungo periodo;
- secondo i monetaristi  la politica monetaria espansiva comporta una crescita del tasso di inflazione non associato a una riduzione della disoccupazione.

POLITICHE CONTRO L’INFLAZIONE
- Ad un eccesso di domanda si possono ridurre i consumi incrementando le imposte;
- in presenza di un inflazione da costi si può agire con una politica dei redditi complessiva attraverso un patto sociale tra lavoratori e datori di lavoro;
- ad un eccesso di moneta si può programmare un tasso di crescita dell’offerta di moneta collegato al ritmo di crescita del reddito reale.

 
 
La delocalizzazione rappresenta l'organizzazione della produzione dislocata in regioni o stati diversi. Il mercato globale, oltre a consentire l'acquisto di merci in luoghi diversi da quelli usuali, ragionando sul mercato delle offerte a livello planetario e non più nazionale o regionale, ha consentito di pensare che alcune funzioni produttive possano essere totalmente delocalizzate in luoghi ritenuti più adatti. Le ragioni sono molteplici, anche se tutte riferentesi alla convenienza economica. Per prima anzi tutto l'economicità, che deriva dalla ricerca di Paesi in cui ci sia un concreto vantaggio comparato rispetto ad altri, vale a dire un insieme di regole, situazioni, usi e consuetudini che rendono quel tipo di lavoro meglio realizzabile lì piuttosto che altrove. Per esempio, una produzione in cui la parte focale sia costituita dalla mano d'opera rispetto al valore intrinseco delle merci in trasformazione, viene realizzata in un luogo in cui il costo del lavoro sia minimo, per esempio la Cina. Una produzione in cui sia necessario un notevole apporto di know-how e software a buon mercato, viene realizzata in India dove sono presenti alte professionalità ad un prezzo orario limitato. Un call-center, in cui il costo principale sia derivante dal personale può essere tecnicamente realizzato dove sia possibile trovare personale professionalizzato, a basso costo, in grado di parlare un buon italiano, per esempio in Romania. In secondo luogo, oltre al vantaggio comparato naturale, esistono incentivi alla delocalizzazione per ragioni di politiche economiche di sviluppo. Abbiamo allora una delocalizzazione regionale, per esempio quando ci sono incentivi alla produzione in una regione italiana piuttosto che in un'altra, oppure una delocalizzazione internazionale, quando un paese si dota di politiche sistemiche in grado di attirare gli investimenti diretti esteri.insediamenti produttivi. Attualmente, il paese europeo in cui risulta più conveniente delocalizzare una produzione industriale è la Bulgaria, grazie a normative che annullano l'imposta sul reddito delle società che investono, la presenza di numerose zone franche per l'applicazione dell'IVA. Una terza ragione per delocalizzare, propedeutica in un certo senso alle altre, è la possibilità organizzativa di delocalizzare, cioè avere una organizzazione del lavoro per cui è possibile "staccare" una parte o la totalità di una certa produzione e realizzarla altrove. Abbiamo quindi il caso, per semplificare, di una industria automobilistica che produce determinati modelli in Italia e determinati altri in un diverso stato europeo, succede per esempio con la Fiat che ha alcuni modelli in produzione in Polonia.

Effetti della delocalizzazione
Il territorio che perde produzioni subisce una contrazione dei lavoratori impiegati in quel settore e perde competitività strutturale, giacché se prima delocalizzare significava solo dare all'esterno funzioni semplici (un-skilled in inglese), attualmente si delocalizzano funzioni importanti (ingegneria, software, progettazione) che vanno sicuramente ad incidere negativamente sul sistema economico e sociale. Se è comunque difficile creare nuovo lavoro per lavoratori non professionalizzati ma comunque flessibili, è ancora più complicato trovarne per professionisti laureati, sicuramente meno flessibili. A lungo andare anche il tessuto produttivo si modifica, dato che una singola produzione necessita anche di uno sfondo di subforniture che, ovviamente, perdono di ragione economiche ad esistere, cioè il cosiddetto "indotto" tende a scomparire. Diversa è la situazione per il paese che riceve la delocalizzazione, dato che ottiene posti di lavoro, investimenti e strutture che creano un aumento di ricchezza in quel territorio. Non si creano però i presupposti per uno sviluppo generalizzato, perché gli investimenti, e quindi i ritorni economici, sono veicolati e riscossi dalle aziende nel paese che delocalizza, e sono comunque legati ad una forzatura legale e finanziaria che, qualora avesse termine, riporterebbe la situazione ad un livello simile, se non peggiore, al preesistente.

 
BANCA D'ITALIA 06/10/2011
 
La banca d’Italia fu costituita nel 1893

È la fusione di tre istituti:
1.       Banca nazionale del regno d’Italia
2.       Banca nazionale toscana
3.       Banca toscana di credito

Dal 1926 ha avuto il monopolio di emissione.

In precedenza emettevano moneta il banco di Napoli e il banco di Sicilia, si passò cosi dal sistema della pluralità delle banche di emissione al sistema della banca unica.

Gli organi della banca d’Italia sono:

1.       L’assemblea generale ( approva bilanci, nomina i sindaci)
2.       Il consiglio superiore e il comitato del consiglio superiore ( gestione generale della banca)
3.       Il governatore della banca d’Italia ( rappresenta la banca di fronte ai terzi, entro il maggio di ogni anno presenta all’assemblea una relazione sulla situazione economica del paese)

Gran parte delle funzioni della banca d’Italia sono state affidate ai organismi bancari dell’unione economica.
La banca d’Italia ha perso la funzione di istituto di emissione.

Può ancora:
·         Effettuare il servizio di tesoreria
·         Funzione di vigilanza e di controllo

La vigilanza della banca d’Italia deve accertare l’efficienza e la competitività del sistema creditizio. Una banca inefficiente può danneggiare i risparmiatori.

I destinatari della vigilanza possono essere:
·         Banche nazionali
·         Banche comunitarie
·         Banche extracomunitarie

La Banca centrale può:
·         Allargare la base monetaria ( politica monetaria espansiva)
·         Restringere la base monetaria ( politica monetaria restrittiva)

Autorità monetarie europee:
1.       BCE = banca centrale europea
2.       SEBC = sistema europeo di banche centrali

Per garantire una piena integrazione ciascun stato ha modificato le normative  della propria banca centrale.

I principali organi della BCE sono:
·Consiglio direttivo: responsabilità della formazione della politica monetaria, composto da sei membri del comitato esecutivo e dai governatori delle banche centrali
·Comitato esecutivo: spetta l’attuazione della politica monetaria stabilità dal consiglio direttivo
·Consiglio generale: funzioni puramente consultive

Ogni membro è titolare di un solo diritto di voto. I governatori delle banche centrali hanno tutti un uguale peso.
L’obiettivo principale delle SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi al fine di preservare il valore dell’euro.
 
 
- La nozione di imprenditore è una nozione introdotta dal codice civile nel 1942
- Il termine usato prima era  “ commerciante”
- Dal 1942 commerciante è una figura specifica dell’imprenditore
- Secondo il codice civile  è imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi
- Gli elementi che caratterizzano l’imprenditore sono il potere di organizzare e dirigere il processo produttivo e la sopportazione del rischio che i costi non vengano coperti dai ricavi.
- Gli elementi invece che caratterizzano l’impresa sono: l’attività economica ( scopo – produrre nuova ricchezza), attività professionale (deve essere esercitata professionalmente), attività organizzata (esercitata prevalentemente con il lavoro altrui),attività diretta alla produzione o allo scambio di beni o servizi

 
 
Suddivisione sistema capitalistico:
1)    Lavoratori
2)   Imprenditori – capitalisti
3)   Proprietari terrieri

Il sovrappiù:
1)    Si verifica secondo i classici nell’agricoltura e nel manifatturiero
2)   Dipende dal lavoro umano
3)   Distribuito tra imprenditori e proprietari terrieri

 
 
1)    Ci si riferisce alle teorie elaborate da un gruppo di economisti, principalmente inglesi, vissuti tra la fine del 1700 e la metà del 1800
2)   Attenzione allo studio della produzione e distribuzione all’interno del sistema capitalistico
3)   Esponenti: Smith, Malthus, Ricardo, Say

 
La fisiocrazia 06/07/2011
 
1)    Si sviluppa in Francia nel 18° secolo
2)   È una nuova scuola di pensiero
3)   Fisiocrazia : superiorità della natura
4)   Esponenti: Quesnay
5)   Pilastro centrale teorico : importanza riconosciuta allo sviluppo dell’agricoltura, unico settore in grado di creare nuovo valore, di fare ottenere un sovrappiù
6)   I fisiocratici sono favorevoli al libero scambio delle merci
7)   Tabelau economique: fatta da Quesnay
8)   Quensay divide la società francese in tre classi : classe produttiva, classe sterile e la classe dei proprietari terrieri

 
Il mercantilismo 06/07/2011
 
1)    Nel 16° secolo si sviluppa la scuola economica del mercantilismo
2)   Il mercantilismo racchiude l’insieme delle descrizioni empiriche dei fenomeni economici elaborate da grandi mercanti inglesi e funzionari statali tedeschi
3)   Questi erano mossi nello studio da concrete esigenze pratiche
4)   Nel 16° e 17° secolo il potere politico dei nascenti stati nazionali è strettamente collegato a quello economico delle grandi compagnie mercantili
5)   I mercantilisti sostenevano che la ricchezza delle nazioni era fondata sulle esportazioni
6)   Le esportazioni dovevano di gran lunga superare le importazioni
7)   Mercantilisti invocavano una politica dello Stato tesa ad espandere il commercio internazionale e a favorire le esportazioni, osteggiando le importazioni
8)   Secondo loro la ricchezza risiedeva nella distribuzione più che nella produzione
9)   Secondo loro, Stato = ruolo fondamentale nel campo economico
10) Mercantilisti sostengono la politica coloniale ed espansionistica degli Stati

 

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